24/02/2018 – Il dono, una fonte d’energia per andare oltre la crisi della modernità

Se la crisi presente non è essenzialmente una crisi economica che ci si può illudere di superare con un aumento del PIL, ma è, al contrario, l’indicatore di un malessere ben più profondo che penetra alle radici della società, dobbiamo domandarci se essa sia il frutto di un’inadeguata modernizzazione o se invece rappresenti la crisi dell’idea stessa di modernità così come si è sviluppata a partire dal XVII secolo, senza che ciò si trasformi un nostalgico auspicare il ritorno ad un passato idealizzato e in fondo mai esistito.

Chi propende per la prima interpretazione di fatto pensa che ciò di cui abbiamo bisogno sia un processo volto a rendere più efficiente l’esistente, chi invece, e sono sempre più numerosi, propende per la seconda interpretazione, indica come sia necessario trovare un nuovo paradigma che ci permetta di andare oltre la modernità. Per fare ciò, se non ci si vuole limitarci a moralistici appelli è necessario individuare una forma di energia che:

  1. la modernità abbia trascurato, perché altrimenti l’avrebbe già utilizzata;
  2. ci offra una leva che non sia pensabile all’interno del pensiero moderno, la cui essenza, la razionalità formale, è estremamente potente; perché non ci si può illudere di risolvere un problema partendo dai fattori che lo hanno generato;
  3. sia effettivamente in grado di dare una risposta a quella che è la causa principale del nostro malessere, ossia la disgregazione della comunità e la conseguente disumanizzazione della nostra esistenza.

In realtà questa forma di energia esiste e su chiama dono; forza che è ben presente nella vita di ciascuno di noi, ma che la modernità non ha utilizzato, considerandola un residuo arcaico destinato ad essere sostituito dai nuovi strumenti che l’ingegneria sociale avrebbe elaborato. Inoltre il dono, come atto di libertà, non è riconducibile alla razionalità formale. Questo non significa che il pensiero strumentale non possa cercare di piegarlo ai suoi fini, ma quando questo accade, il dono cessa di essere tale, per trasformarsi in qualcos’altro. Infine, sin dalla preistoria, il dono è sempre stata la modalità più efficace per creare e coltivare le relazioni umane.

Se il dono può quindi offrirci una prospettiva nuova e feconda per affrontare la crisi presente, se esso rappresenta un enorme serbatoio di energia che stiamo utilizzando solo marginalmente, perché esso possa manifestare tutte le sue potenzialità è necessario operare almeno su tre fronti:

  1. Animare una riflessione culturale che permetta a tutti i cittadini di diventare consapevoli della fecondità di tale prospettiva nel rispondere alle loro esigenze più vere e profonde;
  2. Dotare la nostra società di un’infrastruttura che aiuti concretamente a donare;
  3. Aiutare le organizzazioni non profit a trasformare la raccolta fondi da male necessario con cui pagare le bollette, in parte integrante della propria identità e il servizio ai donatori un elemento importante del proprio ruolo sociale.

Fondazione Italia per il Dono è attiva su tutti questi fronti, nella consapevolezza che non basta che i cittadini riscoprano il piacere di donare e capiscano come questo atto possa permettere loro di vivere concretamente la loro umanità e, in ultima analisi, di essere felici; non basta neppure eliminare tutti gli ostacoli di natura burocratica e amministrativa che una cultura che ha sempre visto il dono con sospetto ha disseminato nella nostra società; è anche necessario che gli enti non profit cessino di trattare il dono in via strumentale, esclusivamente come una fonte di reddito con cui finanziare le proprie attività, ma comprendano come esso possa diventare parte integrante della loro identità, trasformarsi in una leva potente con cui conseguire la loro missione, qualunque essa sia, ed infine comprendere come il dono possa permettere loro di svolgere un ruolo ben più necessario e fondamentale dei pur importantissimi servizi che mettono a disposizione della società, ossia la generazione di quel patrimonio di fiducia senza il quale la nostre istituzioni democratiche sono destinate a degenerare nella corruzione e gli stessi meccanismi del libero mercato rischiano di incepparsi.